Il caso Mattia Maestri e ciò che dovremmo sapere su Escherichia coli

Ieri è morto Mattia Maestri, 13 anni. Nel 2017, a 4 anni, aveva mangiato un formaggio prodotto con latte crudo contaminato da Escherichia coli; da allora era rimasto in stato vegetativo. La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva il nesso di causa tra quel prodotto e la malattia. Al di là della vicenda personale, il caso richiama un rischio ben documentato nel settore della sicurezza alimentare. Non si tratta di un evento raro e imprevedibile, ma di un pericolo noto, monitorato e in larga parte prevenibile. Vale la pena ripercorrerne gli aspetti tecnici. Di quale E. coli stiamo parlando Escherichia coli è un batterio normalmente presente nell’intestino umano e nella maggior parte dei casi innocuo. Il problema riguarda un gruppo specifico di ceppi patogeni: gli Enterohemorrhagic Escherichia coli (EHEC). Ne fanno parte gli STEC (Shiga Toxin-producing E. coli) e i VTEC (Verocytotoxin-producing E. coli), tra cui sierogruppi noti come l’O157 e l’O26. Questi ceppi producono tossine capaci di danneggiare i vasi sanguigni, in particolare quelli renali. Nei soggetti più fragili, soprattutto i bambini piccoli, l’infezione può evolvere nella Sindrome Emolitico-Uremica (SEU): la tossina distrugge i globuli rossi e compromette la funzione dei reni. In pratica il sangue non viene più filtrato correttamente, con possibile insufficienza renale e complicanze neurologiche nei casi più gravi. Un elemento rilevante è la bassa carica infettante (il limite di sicurezza viene normalmente posto < 10 UFC/g): bastano poche cellule batteriche per causare la malattia, a differenza di altri patogeni che richiedono contaminazioni più consistenti. Non solo latte crudo: gli alimenti associati Il caso in questione riguarda un formaggio a latte crudo, ma il rischio non si limita a questo. Gli STEC derivano quasi sempre da contaminazione fecale di origine animale — bovini e altri ruminanti sono i serbatoi naturali del batterio. Gli alimenti più frequentemente coinvolti sono: – Latte crudo e formaggi a latte crudo poco stagionati (freschi o a breve maturazione).– Carne macinata poco cotta, in particolare hamburger e polpette: la macinatura porta gli eventuali batteri di superficie all’interno del prodotto, dove il calore arriva solo con una cottura completa.– Verdure a foglia e ortaggi crudi (insalate, spinaci, germogli), che possono contaminarsi tramite acqua o concimazione e, non prevedendo cottura, mantengono il batterio fino al consumo.– Frutta cruda e succhi non pastorizzati.– Acqua non potabile e alimenti lavati con acqua contaminata.– Contaminazione crociata in cucina, tramite taglieri, utensili e mani che passano dal crudo agli alimenti pronti. In Italia il fenomeno è sotto sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità. Nel 2024 sono stati registrati 57 casi, circa il 95% dei quali in bambini e adolescenti fino a 15 anni, con età media intorno ai 3 anni. Nella maggioranza dei casi confermati la causa era un’infezione da E. coli STEC, con il sierogruppo O26 tra i più frequenti. I soggetti più esposti La risposta all’infezione varia da persona a persona. I gruppi più vulnerabili sono i bambini sotto i 5 anni, gli anziani, le donne in gravidanza e le persone immunodepresse. In questi casi un’infezione che in un adulto sano tende a risolversi con un disturbo intestinale transitorio può assumere un decorso più serio. La prevenzione, in concreto Le misure di controllo sono semplici e a costo pressoché nullo: – Cuocere adeguatamente le carni macinate: il cuore del prodotto deve raggiungere almeno 70 °C, evitando parti ancora crude soprattutto per i bambini.– Consumare solo latte pastorizzato e, per i più piccoli (indicativamente sotto i 10 anni), evitare i formaggi a latte crudo poco stagionati; i formaggi a lunga stagionatura, come il Parmigiano-Reggiano, presentano un rischio nettamente inferiore.– Lavare accuratamente frutta e verdura destinate al consumo crudo.– Separare crudo e cotto in cucina, con utensili dedicati e lavaggio delle mani dopo la manipolazione della carne cruda.– Utilizzare acqua potabile per il lavaggio di alimenti e stoviglie.– In presenza di diarrea con sangue, in particolare in un bambino, rivolgersi tempestivamente al medico. Perché vale la pena parlarne Dopo la vicenda, il padre di Mattia ha fondato un’associazione dedicata alla sensibilizzazione sui rischi legati ad alcuni prodotti alimentari. Diffondere informazioni corrette, nei settori tecnici e verso il pubblico, resta uno degli strumenti più efficaci di prevenzione. La sicurezza alimentare non è un adempimento formale, ma un insieme di barriere concrete tra un prodotto e il consumatore. Il caso Maestri ricorda quanto quelle barriere contino, soprattutto per i soggetti più fragili. Fonti ANSA; Il Fatto Quotidiano; Il Fatto Alimentare (dati SEU 2024, ISS); Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari (APSS) di Trento — Infezioni da STEC. #SicurezzaAlimentare #FoodSafety #EscherichiaColi #SanitàPubblica #HACCP

Il caso Mattia Maestri e ciò che dovremmo sapere su Escherichia coli Leggi tutto »

Nuovo Accordo Stato-Regioni 2025 . Guida Completa alla Formazione in Sicurezza sul Lavoro

Il 24 maggio 2025 è entrato in vigore il nuovo accordo Stato-Regioni che si è posto l’arduo obiettivo di unificare la normativa sulla formazione in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, sostituendo i precedenti con un unico testo di riferimento.
Alcune tra le più importanti modifiche riguardano i seguenti punti….

Nuovo Accordo Stato-Regioni 2025 . Guida Completa alla Formazione in Sicurezza sul Lavoro Leggi tutto »

OLIO DI OLIVA : QUANDO E’ DAVVERO EXTRA VERGINE

Gli oli si caratterizzano per la composizione prevalente di acidi grassi insaturi che li rende liquidi a temperatura ambiente, i grassi al contrario sono composti prevalentemente da acidi grassi saturi che li rendono solidi a temperatura ambiente, sono più leggeri dell’acqua, perché hanno minore densità, e sono anche insolubili in acqua, motivo per cui acqua e olio non si miscelano tra di loro.
Si caratterizzano inoltre per il punto di fumo, che varia a seconda del tipo di olio ed è la temperatura oltre la quale si sviluppano vapori di acroleina che è una sostanza dannosa ….

OLIO DI OLIVA : QUANDO E’ DAVVERO EXTRA VERGINE Leggi tutto »

Amianto aerodisperso: perché misurare le fibre nell’aria è l’unico modo per conoscere il rischio

ICS Srl è stata inserita nell’elenco dei soggetti qualificati al campionamento di amianto aerodisperso ai sensi del DM 14 maggio 1996, per le tre tipologie di campionamento: restituibilità, personale e ambientale. Un traguardo che arriva in un momento di svolta per il settore — il nuovo valore limite di esposizione, in vigore dal gennaio 2026, ha reso la misura delle fibre aerodisperse più stringente che mai. Il rischio che non si vede L’amianto è un materiale che non fa rumore, non ha odore e, nella forma in cui è realmente pericoloso, non è visibile a occhio nudo. Le fibre respirabili di amianto possono avere un diametro che scende ben al di sotto del decimo di micrometro: le più sottili sono oltre mille volte più fini di un capello umano. Sono così leggere da rimanere sospese in aria per ore dopo essere state liberate. E sono così affilate e biopersistenti che, una volta inalate e depositate negli alveoli polmonari, l’organismo non riesce a eliminarle. Da qui nasce il paradosso che chiunque si occupi di sicurezza conosce bene: il rischio non nasce dalla presenza del materiale, ma dalla sua capacità di rilasciare fibre nell’aria. Una lastra di cemento-amianto integra e in buono stato di conservazione non comporta un rilascio significativo di fibre. La stessa lastra fessurata, sfarinata dagli agenti atmosferici, urtata, tagliata o rimossa senza precauzioni può trasformare un ambiente sicuro in un ambiente contaminato nel giro di pochi minuti. Va detto con chiarezza: anche il materiale integro non è “risolto” — resta soggetto all’obbligo di un programma di controllo e manutenzione, perché il cemento-amianto esposto agli agenti atmosferici degrada progressivamente, con affioramento delle fibre in superficie. La domanda operativa non è “c’è amianto?”. La domanda è: “quante fibre ci sono nell’aria che le persone stanno respirando, adesso?” A questa domanda non risponde un’ispezione visiva. Non risponde un documento. Risponde solo un campionamento d’aria, seguito da un’analisi di laboratorio. Cosa comporta l’esposizione: perché il tempo lavora contro di noi Le patologie asbesto-correlate hanno una caratteristica che le rende particolarmente insidiose sul piano della prevenzione: la latenza. Tra l’esposizione e la manifestazione della malattia trascorrono in genere decenni — per il mesotelioma la latenza media si colloca intorno ai 40 anni, con casi che superano i 50. Questo significa che l’esposizione di oggi non produce alcun segnale percepibile oggi. Nessun sintomo, nessun allarme, nessun feedback immediato che spinga a correggere il comportamento. Il nuovo Allegato XLIII-ter del D.Lgs. 81/2008, introdotto dal D.Lgs. 213/2025, elenca le patologie riconosciute come correlate all’esposizione ad amianto: Il punto cruciale, per chi deve prendere decisioni, è questo: non esiste una soglia di esposizione riconosciuta come priva di rischio. I valori limite normativi non definiscono un confine tra “sicuro” e “pericoloso” in senso biologico: definiscono un livello di rischio ritenuto accettabile e giuridicamente regolato — e quel livello è appena stato abbassato di dieci volte. La logica corretta resta quella della riduzione dell’esposizione al livello più basso ragionevolmente ottenibile. E per ridurre l’esposizione bisogna prima misurarla. Il quadro normativo, aggiornato al 2026 L’Italia ha messo al bando l’amianto con la Legge 257/1992, che vieta estrazione, importazione, esportazione, commercializzazione e produzione di amianto e di prodotti che lo contengono. Il divieto, però, non ha fatto sparire i manufatti già installati: si stimano ancora oggi decine di milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto (MCA) nel patrimonio edilizio e infrastrutturale nazionale — coperture, canne fumarie, tubazioni, coibentazioni, pavimentazioni in vinil-amianto, guarnizioni, materiali friabili in edifici pubblici e industriali. Il sistema di regole che governa la gestione di questo patrimonio poggia su tre pilastri. 1. Il DM 6 settembre 1994 È il decreto che detta normative e metodologie tecniche per la valutazione del rischio, il controllo, la manutenzione e la bonifica dei materiali contenenti amianto negli edifici. Definisce la valutazione dello stato di conservazione dei MCA, le tre strategie di bonifica (rimozione, incapsulamento, confinamento) e — soprattutto — i criteri di restituibilità degli ambienti bonificati. Sono criteri precisi, non generici. Al termine dei lavori di rimozione, prima della riconsegna degli ambienti, il decreto prevede: ispezione visiva dell’area, campionamento aggressivo, valutazione della concentrazione di fibre aerodisperse in microscopia elettronica a scansione, con una concentrazione media che non deve superare le 2 fibre/litro. Lo stesso decreto fornisce i valori di riferimento per gli ambienti in cui l’amianto resta in opera: si considera indicativo di un inquinamento in atto il superamento di 20 ff/l in MOCF o di 2 ff/l in SEM, su media di più campionamenti. Un’annotazione importante sulla titolarità: il DM 6/9/94 attribuisce le operazioni di certificazione di restituibilità ai funzionari della ASL competente. Il laboratorio qualificato esegue il campionamento e l’analisi e produce il rapporto di prova su cui quella certificazione si fonda — un ruolo tecnico decisivo, che è bene non confondere con l’atto amministrativo finale. 2. Il DM 14 maggio 1996 È il decreto che definisce, all’Allegato 5, i requisiti minimi dei laboratori che effettuano attività analitiche e di campionamento sull’amianto: strumentazione, procedure, controlli di qualità e requisiti di personale per il campionamento e per ciascuna metodica analitica (MOCF, SEM, FTIR, DRX). Il campionamento non è un’operazione che si improvvisa. L’Allegato 5 richiede personale con formazione ed esperienza documentate nel settore specifico, con la presenza di un laureato in discipline tecnico-scientifiche affiancato da un collaboratore diplomato. Su questa base il Ministero della Salute, in raccordo con le Regioni e le Strutture Regionali di Riferimento, gestisce i programmi di qualificazione che portano all’inserimento nell’elenco dei laboratori e dei soggetti qualificati — una qualifica a carattere periodico, che si mantiene solo superando gli interconfronti e le verifiche previste. È in questo elenco che ICS Srl è oggi presente. 3. Il D.Lgs. 81/2008, Titolo IX Capo III — profondamente rinnovato È il testo che disciplina la protezione dei lavoratori dai rischi connessi all’esposizione all’amianto. Ed è la parte del quadro che è cambiata di più: il D.Lgs. 31 dicembre 2025 n. 213, in vigore dal 24 gennaio 2026, ha recepito la Direttiva (UE) 2023/2668 e riscritto gli articoli chiave del Capo III.

Amianto aerodisperso: perché misurare le fibre nell’aria è l’unico modo per conoscere il rischio Leggi tutto »

Confezionamento alimenti in atmosfera modificata

Una delle scelte più importanti per le imprese e di conseguenza per il consumatore, riguarda proprio le tecnologie di packaging.
È possibile distinguere tecniche di riempimento a caldo, di condizionamento asettico, di post-sterilizzazione termica, di post-sterilizzazione con microonde, con radiazioni ionizzanti (legalmente osteggiata, concessa solo su alcuni alimenti), sterilizzazioni con alte pressioni e modificazioni di atmosfera.
Tra questi di particolare interesse è la modificazione di atmosfera…

Confezionamento alimenti in atmosfera modificata Leggi tutto »

Sicurezza sul lavoro, protezione dei dati personali e intelligenza artificiale

In un contesto tecnologico sempre più avanzato ed interconnesso, dove l’intelligenza artificiale (AI) viene utilizzata anche in ambito workplace safety, la protezione dei dati personali assume un ruolo ancora più centrale. L’integrazione dell’AI nei sistemi di sorveglianza, prevenzione e analisi comporta nuove opportunità…

Sicurezza sul lavoro, protezione dei dati personali e intelligenza artificiale Leggi tutto »

Corsi Antincendio ICS

Guida completa alla Prova Pratica antincendio

La sicurezza nei luoghi di lavoro dovrebbe essere una priorità assoluta per tutte le aziende a prescindere dalla dimensione e dal tipo di attività che si svolge. In quest’ottica la prevenzione degli incendi rappresenta un aspetto fondamentale della tutela di lavoratori e della collettività. La normativa italiana prevede obblighi precisi in merito alla formazione antincendio, definiti dal Decreto Legislativo 81/2008 e dal D.M. 2 settembre 2021, che ha aggiornato le disposizioni relative alla prevenzione incendi nei luoghi di lavoro e che riguarda tutti i tipi di attività a prescindere dalla classificazione. Spesso nell’ambito dell’attività lavorativa i consulenti si sentono rivolgere la domanda tipica: “Ma io gestisco un ufficio, devo provvedere comunque agli obblighi per la prevenzione degli incendi?” la risposta è sempre “si”…..

Guida completa alla Prova Pratica antincendio Leggi tutto »

CACAO, IL CIBO DEGLI DEI

Il cacao, noto sin dall’antichità come “cibo degli dei”, ha origini millenarie che affondano nelle civiltà precolombiane dell’America centrale. Il termine stesso deriva dalla parola proto-amerinda ” kakawa” “, mentre la denominazione scientifica “Theobroma cacao” , attribuitagli nel XVIII secolo dal botanico svedese Carlo Linneo, evidenzia la sua rilevanza alimentare e culturale. Furono i Maya tra i primi a coltivarlo, attribuendogli un valore simbolico, economico e medicinale, fino a renderlo una moneta di scambio. on è del tutto chiaro la modalità con cui il cacao fu introdotto nel Vecchio Continente. Sebbene si attribuisca…

CACAO, IL CIBO DEGLI DEI Leggi tutto »

Telefono
Whatsapp
Email